lunedì 17 marzo 2014

Presentazione del libro "Distributismo. Per una politica economica di equità ed equilibrio"






Presentazione del libro


DISTRIBUTISMO
UNA POLITICA ECONOMICA DI EQUITA’ ED EQUILIBRIO

di John Medaille, edizioni Lindau 2013


Presso la Libreria Mondadori,
Centro Commerciale le Due Torri, via Guzzanica 62/64, Stezzano (BG).

Martedì 25 marzo 2014

Ore 20.15


Interverranno:

La dr.ssa Elda Arpaia, e la dr.ssa Nadia Tornabene del Movimento Distributista Italiano

E, via Skype,

il Dr.Matteo Mazzariol, presidente del Movimento Distributista Italiano.



Il Distributismo, alla luce dei principi della ragionevolezza e del senso comune, propone alcune semplici ma importanti soluzioni rispetto alla grave crisi economico-sociale che ci attanaglia:

- ristabilire il predominio dell’economia reale sulla finanza
- introdurre una moneta che nasca di proprietà dei cittadini e non del sistema bancario-finanziario (unico modo per uscire dall’attuale spirale insostenibile del debito e della scarsità di finanze pubbliche)
- ripristinare l’unione tra capitale e lavoro (chi produce dovrebbe essere anche comproprietario dei
   mezzi di produzione)
- aumentare la partecipazione dei lavoratori alle decisioni circa le questioni concrete riguardi il
   proprio comparto (tasse, onorari minimi e massimi, formazione, previdenza, pensioni).
- ridare valore e dignità alla famiglia a cominciare dall’istiituzione di un assegno per le casalinghe


Vi aspettiamo numerosi per discutere insieme di questi temi di scottante attualità.

domenica 23 febbraio 2014

  Ospitiamo volentieri un recente articolo di Marco Della Luna, condividendo la "pars destruens" del suo ragionamento, ma non ovviamente la "pars costruens". Per noi un'alternativa concreta, ragionevole, sensata e sostenibile esiste: si chiama Distributismo.
Invitiamo pertanto tutte le persone di buona di volontà a rimanere nel nostro paese e lottare insieme per un'Italia migliore.

Dr Matteo Mazzariol - presidente Movimento Distributista Italiano

Padoan: Un economista fallito alla guida dell'economia italiana?
I giornali, tolti alcuni più fedeli a Renzi e alla Merkel, si diffondono in esempi di clamorosi fallimenti del nuovo ministro dell'economia come economista. Citano le sue marcatamente erronee previsioni, ripetute, sulla fine della crisi. Citano la sua fedeltà al principio della austerità fiscale e quello bella alta pressione tributaria, fedeltà che resiste all'evidenza del fallimento di questi due principi che stanno, nel mondo reale, producendo effetti contrari a quelli che dovevano produrre. Cioè più indebitamento, più deficit, più recessione. Citano Paul Krugman,  che di lui dice che la sua regola è: bisogna colpire l'economia finché non si riprende. Lo dipingono, insomma, come un dogmatico ottuso che rifiuta di vedere i fatti, cioè come un perfetto cretino.
Io però non credo che Padoan sia un cretino: per dimostrare che sia uno sciocco, bisognerebbe provare che creda in ciò che predica, e che non lo predichi solo per  sua convenienza - e di carriera ne ha fatta. Non credo affatto che sia un economista fallito, perché si può parlare di fallimento dei principi che egli propugna e difende soltanto se si guarda ai loro effetti dal punto di vista dell'interesse della popolazione generale, non dal punto di vista dell'interesse dell'élite. È vero che la loro applicazione ha prodotto un impoverimento generale, ma è anche vero che ha prodotto un arricchimento dei vertici della società. Un arricchimento in termini sia di ricchezza economica che di potere politico sulla popolazione generale. Un gigantesco trasferimento economico dal basso verso la punta della piramide. Ha consentito una profonda ristrutturazione dei rapporti giuridici e sociali in favore delle classi dominanti a livello globale. Ma ha anche fatto gli interessi della classe dominante italiana, della cosiddetta casta, una classe parassitaria che deriva sia il suo benessere economico che la sua capacità di mantenere la poltrona dalla quantità di risorse che riesce a prendere al resto della popolazione. E le prende attraverso le tasse, perlopiù. I principi economici portati avanti da Padoan aumentano la pressione tributaria, aumentano le risorse che tale classe riesce a prendere per sé. Quindi vanno bene per la casta.
Vorrei evidenziare, inoltre, che la pressione tributaria, in una società dominata da questo tipo di casta "estrattiva", parassitaria, che non si sa se sia più delinquente o più incompetente, non può mai ridursi, perché la casta non può logicamente rinunciare a quote di reddito e ricchezza nazionale che ha fatte già proprie, anche perché le servono per comprare i consensi. Può solo aumentare con l'aumento delle aliquote, con l'introduzione di nuove tasse, con l'introduzione o l'inasprimento delle presunzioni di reddito o di valore dei patrimoni, con l'aumento della cosiddetta lotta all'evasione fiscale. Quindi ognuna di queste mosse peggiora strutturalmente e funzionalmente l'economia perché distoglie stabilmente  e definitivamente reddito e risorse dall'economia produttiva in favore del parassitismo. E le distoglie in via irreversibile.
Riprendere quelle risorse alla casta per riportarle all'economia produttiva quindi alla possibile ripresa economica, può avvenire solamente attraverso un'azione violenta e rivoluzionaria nei confronti della casta. Violenta, perché si tratta di togliere la carne di bocca ai cani. E perché la casta comprende i vertici dei poteri giudiziario, militare e poliziesco. Al punto di rottura del sistema, l'appoggio e la spinta dei potentati esteri ed europei saranno decisivi in un senso o nell'altro, anche se io rimango dell'opinione che una rivoluzione sia impossibile in Italia (altrimenti sarebbe avvenuta tempo fa) e che la soluzione pragmatica stia nell'emigrazione-delocalizzazione.
Sarà decisivo anche il fattore comprensione. Esiste una concezione liberale dello Stato, secondo la quale lo Stato è un apparato erogatore di servizi, un fornitore, economicamente parlando la gente paga tasse a esso, e deve ricevere in cambio servizi corrispondenti alle tasse; se i servizi non corrispondono alle tasse, lo Stato va cambiato e in mancanza di correzione bisogna rifiutare il pagamento delle tasse. Questa concezione è ingenua se non tiene conto del fatto che vi è una classe sociale o casta che ha in mano le leve di poteri dello Stato, e per la quale lo Stato è uno strumento per arricchirsi e per mantenere ed aumentare il proprio potere sulla popolazione generale. Per essa, l'erogazione dei servizi alla popolazione generale è un costo, un costo aziendale, mentre è un utile, un utile aziendale, tutto quello che essa riesce a prendere attraverso lo Stato dalla popolazione generale e a trattenere a proprio vantaggio. Come per il pastore la lana lasciata indosso alle pecore è lana persa, così per questa classe sociale, per la casta italiana, il gettito fiscale è, aziendalmente, il ricavo; la spesa per servizi al corpo sociale è un costo; la differenza, tolti degli oneri finanziari, è il suo profitto. Perciò essa tende ad aumentare il prelievo fiscale indipendentemente dai bisogni effettivi del Paese, e gestire la spesa pubblica clientelarmente, inefficacemente, e  non verso i bisogni effettivi del Paese, ma verso i suoi propri. Col che si spiega come mai in Italia abbiamo tasse altissime e servizi pessimi. Non è vero "più tasse, più servizi". Non è vero che se si eliminasse l'evasione fiscale le tasse calerebbero: la casta tratterrebbe tutto. Stiamo già pagando tasse più che sufficienti, se non le pagassimo ai ladri. E se non si elimina questa casta di ladri, di parassiti, non è possibile riqualificare e rendere efficiente la spesa pubblica, tagliandone gli sprechi, perché questi sono profitti per la casta.
Padoan è il ministro giusto per questa gestione. Non è affatto un cretino o un economista fallito. È l'economista vincente, al contrario. Se lo ha scelto lui, Renzi ha scelto saggiamente : ha scelto un uomo che unisce gli interessi della casta italiana con gli interessi dell'élite capitalista finanziaria globale passando per i saccheggiatori di Berlino e di Brussel. Il suo governo è in linea perfetta coi precedenti.

Marco Della Luna

sabato 11 gennaio 2014

Adesione al Comitato Nazionale per la Proprietà Popolare della Moneta

Cari amici,
in questo momento di grave crisi economico-sociale della nostra nazione, il Movimento Distributista Italiano ha deciso di aderire al Comitato Nazionale per la Proprietà Popolare della Moneta (proprietapopolaremoneta.blogspot.com), una federazione di associazioni aggregate da un unico scopo: introdurre nell'ordinamento legislativo italiano la Proprietà Popolare della Moneta.
Tale decisione è nata dalla consapevolezza, che, nel quadro presente di estrema incertezza e frammentazione politica, tutte le forze sane del nostro paese, al di là ed al di sopra di ogni sterile divisione ideologica, debbano unirsi intorno all'unico e semplice punto programmatico della proprietà popolare della monete, la cui attuazione è in grado di scardinare le fondamenta dell'attuale perverso sistema di potere economico-finanziario, di restituere al lavoro la sua dignità e la sua supremazia rispetto al mondo della finanza, di favorire una ridistribuzione più equa e più giusta delle ricchezze e delle risorse e di garantire un sistema economico più sano e prospero.

Per queste ragione inviatiamo tutte le associazione animante da un sano desiderio di contribuire al bene comune di aderire con convinzione al Coordinamento.


giovedì 5 dicembre 2013



MOVIMENTO DISTRIBUTISTA ITALIANO
Il 9 dicembre non perdiamo l’occasione! Fermiamo l’Italia per ricostruirla su basi solide!

COSA PROPONIAMO:
-       TETTO MASSIMO  DELLA TASSAZIONE COMPLESSIVA SUL REDDITO AL 20%
-       AUMENTO DELLE PENSIONI AD UN VALORE DIGNITOSO
-       RILANCIO IMMEDIATO DELLE OPERE PUBBLICHE DI PRIMA NECESSITA’ (TRASPORTI, SANITA’, EDILIZIA PUBBLICA, ISTRUZIONE, CARCERI)
-       RIDUZIONE SOSTANZIALE DEL DEBITO PUBBLICO

DOVE TROVARE I FINANZIAMENTI PER REALIZZARE QUESTO PROGRAMMA?
-       FINE DEL DENARO-DEBITO: RESTITUZIONE  DELLA PROPRIETA’ DELLA MONETA ALL’ATTO DELL’EMISSIONE AL POPOLO ITALIANO.
FINCHE’ IL DENARO CONTINUERA’ INFATTI AD ESSERE PRODOTTO CON IL MECCANISMO ATTUALE – CIOE’ SOLO ED ESCLUSIVAMENTE COME DEBITO DI STATI E CITTADINI VERSO IL SISTEMA BANCARIO – OGNI TENTATIVO DI RISOLVERE I PROBLEMI DEL DEBITO PUBBLICO E DELLA TASSAZIONE ESOSA, COME SI E’ VERIFICATO NEGLI ULTIMI 30 ANNI,  SARA’ INUTILE ED A NULLA VARRANO I TENTATIVI DI IMPORRE MISURE DRACONIANE DI AUSTERITA’ ALLA POPOLAZIONE (VEDI SITUAZIONE DELLA GRECIA).
PER ULTERIORI INFORMAZIONI: MOVIMENTODISTRIBUTISTA@GMAIL.COM

domenica 1 dicembre 2013

Il manifesto del Distributismo: pubblicato in italiano il libro del Prof.Medaille


COMUNICATO STAMPA
Quale presidente del Movimento Distributista Italiano sono lieto di comunicare l’avvenuta pubblicazione del volume “Distributismo. Una Politica Economica di Equità e Giustizia” di J. Médaille. Il libro, di cui ho curato la traduzione in collaborazione con alcuni soci e con la casa editrice Lindau, non poteva uscire in un momento più opportuno.
Lo situazione appare infatti quanto mai desolante, principalmente per la compresenza di due fattori:
la gravità dei problemi economico-sociali che attanagliano gli individui e le famiglie e l’incapacità dei politici  non solo di risolvere in tempi brevi questa situazione ma anche di indicare almeno una strada concreta, ragionevole, plausibile e percorribile per rimettere le cose a posto.
Si brancola nel buio, abbandonato completamente il timone della ragione, appigliandosi freneticamente ad affermazioni ammantate di valore pseudoscientifico ma in realtà destituite di ogni solido fondamento: “dobbiamo puntare sulla ripresa dei mercati”, “dobbiamo ridurre il debito”, “dobbiamo fare la spending review”, “dobbiamo rimanere dentro i parametri fissati dalla Comunità Europea”.  Si tratta di parole d’ordine impartite da una minoranza di burocrati, finanzieri ed economisti assoldati dalla finanza, che hanno ormai conquistato l’universo semantico di chi si occupa della cosa pubblica e non lasciano più spazio a ragionamenti sensati per comprendere davvero quali siano le cause profonde di questa crisi, i mezzi per risolverla e gli antidoti per non ricaderci.
Il merito del libro del Prof. Médaille è innanzitutto quello di proporre un metodo, il metodo della ragionevolezza, dove per ragionevolezza si intende la capacità innata nell’essere umano di applicare la ragione alla realtà che lo circonda.
Se tutti i cittadini utilizzassero tale loro capacità scoprirebbero da soli ciò che il Prof. Médaille denuncia in questo libro:
-       L’esistenza di un sistema monetario in cui il denaro viene creato dal nulla  - “fiat money” - solo ed esclusivamente come debito di Stati e cittadini verso il sistema bancario, generando in maniera ineluttabile la spirale generalizzata di debito che vediamo sotto i nostri occhi  o, in altri termini, creando il predominio totale della finanza sull’economia reale.
-       L’esistenza di un’ingravescente sperequazione nella distribuzione dei beni e della proprietà, con l’1% della popolazione che diventa sempre più ricca ed il 99% che diventa sempre più povera, a causa della nefasta separazione tra capitale e lavoro, vero e proprio dogma capitalista, per cui il sistema legislativo-fiscale vigente penalizza invece di favorire il ricongiungimento tra questi due fattori, impedendo una distribuzione equa e funzionale delle risorse.
-       La sottrazione, ai danni del cittadino, di ogni spazio realmente partecipativo in cui poter prendere le decisioni importanti legate al lavoro ed alla vita quotidiana (formazione, qualità della produzione, onorari minimi e massimi, tassazione, previdenza). Ciò ha portato alla progressiva disumanizzazione del lavoro stesso e alla sua pressoché totale subordinazione alle forze cieche del “libero mercato”, cioè alla legge del più forte.
Di fronte a tutto ciò, il Prof. Médaille non propone certamente facili ricette ma propone, appunto, il Distributismo, i cui presupposti di fondo sono stati enunciati dai suoi fondatori, G.K.Chesterton e H.Belloc, due uomini di cultura e politici inglesi, nei primi decenni del XX secolo.
In sintesi, i principi del Distributismo sono i seguenti:
       -   Il denaro è uno strumento al servizio dell’uomo e dell’economia. In un sistema monetario, quale quello attuale, in cui il denaro ha valore intrinseco pari a zero, la sua proprietà al momento dell’emissione spetta alla comunità ed alle istituzione pubbliche che la rappresentano e non ad enti bancari estranei allo Stato, come avviene oggi.
-       Equità ed efficienza economica coincidono, cioè la proprietà, per essere gestita al meglio, e quindi fruttare di più, deve essere il più possibile distribuita: un solo uomo che è padrone di 100 ettari sarà in grado di curare quella terra molto meno di 100 uomini proprietari ciascuno di 1 ettaro. La distribuzione della proprietà è un processo naturale in una società che tende all’unione tra capitale e lavoro nella singola persona, mentre la separazione tra capitale e lavoro è foriera di sperequazione sociale e quindi alla lunga di insostenibilità e scarsa prosperità del sistema-paese, come possiamo constatare.
Considerando il capitalismo per definizione l’ideologia che propugna la divisione tra capitale e lavoro, il Distributismo si definisce decisamente anticapitalista.
Considerando invece il social-comunismo l’ideologia che propugna l’eliminazione della proprietà privata e la concentrazione di ogni potere nelle mani dello Stato, il Distributismo si definisce decisamente anti-comunista.
In generale il Distributismo prende le distanze da ogni ideologia che voglia imporre il suo modello sulla realtà invece che creare le condizioni ideali per il suo sviluppo naturale.
-       Chi prende parte alla vita lavorativa deve poter partecipare alle decisioni che riguardano tutti gli aspetti più importanti del proprio settore di attività. In questo modo la competenza e l’esperienza dei singoli potrà essere valorizzata ed essere messa al servizio della comunità . L’autorità centrale dovrà solo vigilare circa il rispetto dei principi del bene comune.
-       La famiglia è la cellula vivente che consente al corpo sociale di prendere forma ed articolarsi nelle sue mille varietà. Essa va pertanto particolarmente tutelata, se si vuole mirare alla prosperità economico-sociale.
Su queste basi risulta evidente che il Distributismo propone certamente un programma rivoluzionario, non perché insegua un utopico paradiso terrestre o sia animato da un mero impulso destabilizzatore, ma perché umilmente richiama i contemporanei, come detto all’inizio, a quei principi universali di ragionevolezza che sembrano essersi smarriti e su cui solo si possono fondare le basi di una società che si definisca umana: il Distributismo è pertanto rivoluzionario così come si può definire rivoluzionario oggi l’utilizzo della retta ragione in riferimento al bene comune.
L’augurio quindi è che questo libro possa contribuire ad iniettare semi di speranza nel dibattito politico-culturale attuale, superando gli sterili steccati ideologici vecchi e nuovi e favorendo una rinnovata coesione dei popoli.

                                                                                  Dr Matteo Mazzariol
                                                       Presidente Movimento Distributista Italiano (MODIT)


Bergamo, 22 Novembre 2013

venerdì 25 ottobre 2013

Cari amici,
vi informiamo che sta per uscire la traduzione italiana del libro del Prof. Medaille da noi curata, con il titolo "Distributismo. Una politica economica di equità ed equilibrio", con la quarta di copertina del Prof. Stefano Zamagni e l'introduzione del Prof. Bruno Amoroso, allievo di Federico Caffè.
Stiamo anche pensando ad una vera e propria campagna di diffusione per fare conoscere l'opera e quindi il pensiero distributista.
Pensate di poterci aiutare in qualche modo?
Se si scrivete a "movimentodistributista@gmail.com" specificando le vostre proposte.


Matteo Mazzariol
Presidente MODIT

domenica 21 aprile 2013

Conferenza a Bergamo su poteri forti e giustizia

"Le mani dei poteri forti sulla giustizia". E' questo il titolo della conferenza che il MODIT (Movimento Distributista Italiano) a Bergamo venerdì 3 maggio 2013.
Relatore sarà l'Avv. Vincenzo Vitale, giurista di fama nazionale.
L'Avv. Vitale affronterà il delicatissimo tema del rapporto tra giustizia e legalità, cioè quanto la legislazione vigente riesca ad attuare i principi generali di giustizia percepiti da ognuno come fondamentali per una normale convivenza civile.

Tutti noi diamo per scontato che le leggi siano un mezzo per realizzare la giustizia ma un'analisi più attenta mostra invece come il nostro sistema legislativo e giudiziario subisca spesso inaccettabili influenze e pressioni da parte dei vari “poteri forti” (il potere ideologico, il potere economico-finanziario, il potere politico, il potere mass-mediatico), con il risultato che spesso la richiesta di giustizia dei cittadini rimane senza risposta.
Il Dr Vitale, conoscitore esperto del settore, ci fornirà una serie di informazioni, anche legate all'attualità più stretta, in grado di chiarire quale sia al momento la situazione e quale sia la strada da seguire per migliorarla.
Il Movimento Distributista Italiano ritiene che nessuna equa distribuzione delle risorse e delle ricchezze può avvenire in una società che non sia in grado di far rispettare i valori della giustizia, dove, ribadiamo, per giustizia non intendiamo il mero rispetto delle leggi scritte ma il fatto che le leggi scritte si ispirino ai principi immutabili presenti nel cuor di ogni uomo: la maggior parte dei crimini contro l'umanità sono infatti avvenuti secondo un criterio perfettamente legale, cioè ossequioso di quelle norme legislative scritte che i vari regimi, con o senza appoggio popolare, avevano doviziosamente elaborato.

Vi aspettiamo numerosi.