domenica 16 giugno 2019

PARTITOCRAZIA: L'HUMUS IDEALE PER MAFIE FINANZIARIE E NON



La partitocrazia sancisce l'assoluto prevalere del numero sulla quantità: un voto di analfabeta, con tutto il rispetto, vale quale quanto quello di un professore universitario! Non solo: la partitocrazia non si basa su alcun specifico radicamento territoriale o legato alla competenza: tutti possono candidarsi, indipendentemente dal fatto che siano conosciuti o no in una certa area, indipendentemente dalla loro preparazione o dalla loro appartenenza ad un gruppo professionale. Di più: il programma dei partiti non nasce direttamente dalle esigenze di un corpo sociale specifico o di più corpi sociali ma viene elaborato dall'alto da personalità per lo più distanti dalla gente, con "esperti" spesso coaptati per conoscenze personali più che per i loro meriti, e, quello che è peggio, la sua attuazione non è soggetto a nessun monitoraggio specifico. Per di più il cittadino non viene richiesto di esprimersi su ciò di cui ha esperienza comprovata, su ciò di cui ha conoscenze radicate poco passibili di influenzamenti propagandistici ma su questioni e programmi generali rispetto a cui la sua conoscenza è spesso anedottica, superficiale, improvvisata. Inoltre, e soprattutto, chi si presenta al voto deve sottostare ad una serie di costi e di spese praticamente impossibili da sostenere da chi non disponga di significative risorse finanziarie. Mettendo tutto insieme, ciò che ne esce è lo scenario squallido e desolante ceh tutti noi abbiamo dvanti ai nostri occhi, in cui di fatto la politica - ridotta a partitocrazia - viene gestita da personaggi dotati nella maggior parte dei casi di basso profilo culturale, buona o discreta parlantina e soprattutto alto tasso di furbizia, pelo sullo stomaco ed arrivismo, accompagnato da un totale servilismo alle esigenze di chi li finanzia. Un contesto del genere non è nato a caso ma per specifici e facilmente riscontrabili esigenze di controllo legislativo da parte delle classi più agiate e potenti, a cominciare dall'Inghilterra del XVII sec e dalla Francia della fine del XVIII sec. Il sistema partitocratico infatti si affermò ovunque parallelamente all'ascesa di elite economico-finanziarie che, avendo abbandonato il cattolicesimo ed il suo costante riferimento al principio corporativo, trovarono sostanzialmente il modo di controllare la politica senza instaurare una aperta dittatura ma di fatto instaurando una dittatura ancor peggiore, perchè silente e basata sull'inganno sistematico.
Dando uno sguardo agli ultimi tre secoli di vita politica in Europa e negli Stati Uniti è possibile prendere atto che nessun movimento politico è riuscito ad emergere ed a imporsi senza il sostanziale appoggio dell'elite finanziaria. E' successo e succede così per i Tory ed i Labour in Inghilterra, per i Repubblicani ed i Democratici in USA, per i Social-democratici ed i partiti di centro tedeschi, per praticamente tutti i partiti politici italiani, dall'unità d'Italia ad oggi, per giungere fino a Forza Italia, il PD, la Lega ed i 5Stelle, i quali ultimi senza le risorse finanziarie di Casaleggio&Company sarebbero rimasti un gruppo di allegri compagnoni dediti a fantasiose quanto sterili elucubrazioni. Eclatante l'esempio di Berlusconi in Italia, che nel 1992, nel momento in cui la mafia sta perdendo referenti politici affidabili, fonda un partito grazie all'aiuto di un noto affarista palermitano notoriamente coinvolto con la mafia stessa e recentemente arrestato, Marcello dell'Utri e, nel momento in cui sente minacciata la propria famiglia, assume come giardiniere un noto esponente pluriomicida della camorra, tale Vittorio Mangano. La stessa cosa succede nel fronte politico opposto. Basti pensare ai fondi occulti ricevuti per anni dal PCI dalla Russia comunista per finanziare la sua poderosa macchina da guerra di propaganda, teorizzata da Gramsci ma applicata con i soldi dei compagni sovietici, che purtroppo tanti mali ha prodotto dal punto di vista culturale nel nostro paese. Uscendo dall'Italia, Macron in Francia, pupillo dei Rothschild emerso dal nulla, e Trump in USA, multimiliardario eccentrico, sono anche qua i più recenti esempi di una politica-spettacolo fatta di fiammate improvvise alimentate da una montagna di soldi ma prive di contenuti radicati e profondi: la regola ferrea che si impone dovunque è che chi vuole emergere deve ricevere un ingente finanziamento, e questo finanziamento può giungere solo a patto di cedere ad una serie di compromessi, Non solo: è evidente dalla storia recente come l'elite finanziaria utilizzi partiti e personaggi politici come pedine intercambiabili, da usare prima e buttare poi, a secondo delle convenienze. Basti pensare a Gheddafi in Libia e Saddam in Irak, prima ancora a Hitler, uomo dell'anno per il Times nel 1933, ma anche a Mussolini, la DC, Craxi, Prodi, Berlusconi, Bossi e Renzi, per tornare alla nostra penisola.
La partitocrazia è stata ed è l'humus ottimale per il proliferare delle mafie di ogni ordine e grado. Mafia, camorra ed andragheta in Italia si dica controllino in media direttamente il 10% dei voti, attraverso il voto di scambio. Altre mafie (alta finanza e massoneria con il controllo dei mass-media ed i vertici di molte istituzioni pubbliche e private e con il voto di scambio; partiti stessi sempre con il voto di scambio) certamente controllano un'altra fetta di voti sicuramente superiori al 10% della mafia tradizionale. Quanto è emerso dalle recenti cronache politico-giudiziali, la trattativa Stato-mafia, scoperchia poi un quadro che era facile intuire, un quadro consolidato e ben strutturato che mostra che mafie tradizionali e non convenzionali (partitocrazia, massoneria, servizi segreti, alta finanza) sono in realtà in stretto contatto tra di loro, scambiandosi favori a vicenda e traendo massimo beneficio dalla perpetuazione del sistema partitocratico, vero e proprio instumentum regni che consente a tutte loro di proliferare indisturbate a danno della popolazione, come veri e propri saprofiti e parassiti sociali.
Si può quindi dire senza ombra di dubbio che la partitocrazia sia il regime politico funzionale per eccellenza al prevalere dei numeri sulla qualità, della propaganda sui contenuti, della finanza sulle competenze di chi lavora.; che sia lo strumento privilegiato attraverso cui l'oligarchia finanziaria in primis, e poi tutte le varie mafie ad essa associate, si possono assicurare di avere sempre e comunque il coltello dalla parte del manico, essendo in grado in ogni momento di intervenire nei momenti cruciali per tutelare i propri interessi. Il sistema partitocratico, lungi da quanto la propaganda mass-mediatica cerca di convincerci, è quindi quanto di più reazionario, conservatore e totalitario ci possa essere, perchè il suo scopo principale è proprio quello di perpetuare in eterno il controllo di questa stessa oligarchia finanziaria su tutta la vita civile, impedendo un'equa ripartizione dei poteri, della proprietà e delle risorse. La partitocrazia è lo strumento attraverso cui il grande capitale sfrutta il grande Stato a proprio piacimento, realizzando quello Stato Servile che i distributisti Chesterton e Belloc avevano preconizzato un secolo fa. La partitocrazia è in sintesi uno dei principali ostacoli all'attuazione di un'autentica democrazia partecipata. Non si tratta di una speculazione fantasiosa ma della presa d'atto della realtà, confermata dalle cronache nazionali ed internazionali degli ultimi 300 anni.
In sostanza la partitocrazia non è altro che una gabbia che finchè esiste impedirà ogni vera forma di partecipazione e democrazia e come tale va abolita al più presto.
Per fare cosa? Istituire una dittatura, un regime totalitario od oligarchico di altra natura? Assolutamente no! Per restituire invece poteri reali alla gente, aggregata sui vari territori in comparti socio-lavorativi, o gilde o corporazioni di arti e mestieri, all'interno delle quali discutere e decidere tutte le questioni importanti e cruciali che riguardano la vita socio-lavorativa (formazione, stipendi, costi di prodotti e servizi, pensioni, regime previdenziale, codici deontologici etc). Si tratta cioè di ritornare al senso comune ed alla ragionevolezza e di mettere al bando quella follia della ragione, quell'inganno collettivo, quella pseudo-democrazia ipocrita ed ignomigniosa che è stata ed è la partitocrazia. Il Movimento Distributista Italiano è in prima fila nel combattere, con tutti gli uomini di buona volontà, questa battaglia dal cui esito dipenderà la libertà e la prosperità di tutti noi!

venerdì 17 maggio 2019

L’Osservatore Distributista del 17 maggio 2019

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Elezioni e partitocrazia: un gioco al massacro sulla pelle della gente



Stiamo assistendo in questi giorni all'increscioso e sconcertante spettacolo della campagna elettorale per le europee. Come altrimenti si potrebbe definire quanto stiamo osservando? Politici che si azzuffano l'un contro l'altro armati, abbandonando ogni ritegno pur di azzoppare mediaticamente l'avversario, appigliandosi alle piu' minime ed inverosimili evidenze, che vengono ingigantite, trasformate e deformate, cercando affannosamente di mettere sul proprio amo elettorale qualsiasi preda che possa luccicare come interessante agli occhi del pesce elettore. Non c'e' vincolo di amicizia, coerenza, aderenza al reale che possa trattenere il politico partitocratico dall'immergere se stesso e gli altri in questa parossistica e grottesca palude pseudo-democratica. Grottesco e patetico e' il tentativo sterile ed insulso della sinistra, una volta che il comunismo e' stato sotterrato dalla storia, di resuscitare la paura del fascismo, quale unico modo di ricompattare le fila di uno schieramento politico che ha smarrito per strada ogni progetto e visione positiva e costruttiva. Abbattuto Berlusconi, il nuovo male assoluto e' diventato Salvini, senza il quale le armate "magnifiche e progressive" dell'intellighentia di sinistra sarebbero condannate al vuoto delle proprie proposte. Altrettanto grottesco e patetico e' il tentativo dei 5Stelle, congenitamente privi di una visione coerente di riferimento, di accreditarsi come il partito dell'onesta', come se l'onesta' fosse di per se' un valore sufficiente per affrontare e risolvere la matassa dei problemi che ci affliggono, autoproclamandosi illusoriamente esponenti di una razza umana antropologicamente diversa e superiore al resto dell'umanita'.
Allo stesso modo grottesco e patetico e' l'atteggiamento di Salvini, che si appella alla lotta contro i poteri forti e la finanza internazionale, contro il mondialismo e l'immigrazione selvaggia ma poi e' incapace di portare avanti proposte strutturali ed incisive in grado di procedere davvero su questa direzione. La Flat Tax e la lotta contro la Legge Fornero, in assenza di una riacquisizione piena della sovranita' monetaria e dei poteri nazionali, in mancanza di una legislazione in favore della massima diffusione della proprieta' produttiva, contro i monopoli delle multinazionali, sono un palliativo incapace di produrre un vero e duraturo cambiamento.
Per questo crediamo proprio che quello a cui stiamo assistendo e' ancora una volta il meccanismo della falsa alternanza, quel meccanismo cioe' a cui periodicamente, e generalmente in occasione delle campagne elettorali, i poteri forti assoggettano l'opinione pubblica, creando accese polarita' tra due apparenti alternative, che, rispetto agli assetti di fondo degli stessi poteri forti, rappresentano appunto entrambe false alternative. Il solito cambiare tutto per non cambiare niente di gattopardesca memoria, tanto per intendersi.
DI fronte a questo triste e penoso scenario, invitiamo percio' tutti i cittadini a rimanere saldi e compatti intorno ai contenuti ed alle proposte del distributismo e del Movimento Distributista Italiano, proposte che non risentono dei parossismi emotivi delle campagne elettorali e costituiscono la vera alternativa alla dittatura dei poteri forti. 
Questi contenuti in estrema sintesi sono:
- centralita' economico-sociale della famiglia naturale
- unione tra capitale e lavoro e massima diffusione della proprieta' produttiva, contro capitalismo, social-comunismo e tutti i loro derivati
- restituzione dei poteri reali alla gente, aggregata per comparti socio-lavorativi (gilde o corporazioni di arti e mestieri), mettendo in soffitta una volta per sempre la partitocrazia
- denaro libero dal debito bancario e dall'usura dell'interesse ed una moneta al servizio dell'economia reale e della comunita'.

Per informazioni ed adesioni distributismomovimento.blogspot.com

lunedì 6 maggio 2019


Ecco il nuovo logo del Movimento Distributista Italiano: la torcia rappresenta la libertà e la verità legati ai valori distributisti, il cane la fedeltà a tali valori, il nero l’oscurità da cui è necessario uscire.
Il cane che porta la torcia è uno dei simboli più usati a livello internazionale per indicare il pensiero distributista. Fu verosimilmente proposto per la prima volta dal domenicano padre Mcnabb, uno dei fondatori, insieme ad G.C.Chesterton e H. Belloc, del distributismo stesso.

venerdì 5 aprile 2019

CNADU (Coordinamento Nazionale contro il Denaro-debito e l’Usura bancaria): unica opzione per incominciare a risolvere davvero i nostri problemi



È un dato inoppugnabile che oggi tutto il denaro nasce solo ed esclusivamente come debito di Stati e cittadini verso il sistema bancario e che il sistema bancario stesso applica un interesse sul prestito di denaro. È un dato altrettanto inoppugnabile che la maggior parte dei mali economico-sociali che ci attanagliano siano la conseguenza di questo stato di cose: debito pubblico e privato, tasse esose, perenne instabilità e precarietà economica, concentrazione dei capitali e della proprietà in sempre più poche mani, sono solo alcuni dei prodotti nefasti del denaro-debito.
Di fronte a questo tragico scenario i partiti risultano del tutto inadeguati ed imbelli, collusi come sono con la grande finanza internazionale che ne condiziona e limita l’operato.
Che fare dunque? Semplicissimo! Rivolgersi direttamente alla stragrande maggioranza della popolazione che ha fino adesso subito passivamente e probabilmente anche inconsapevolmente questa condizione simil-servile e creare un grande movimento nazionale, in grado di coinvolgere l’opinione pubblica, con un unico ed elementare fine: eliminare dalla legislazione italiana il denaro-debito e l’usura del prestito ad interesse bancario ed introdurre una nuova moneta che nasca libera da debito.
 Come Movimento Distributista Italiano (distributismomovimento.blogspot.com) diamo quindi la piena disponibilità a partecipare alla costituzione del CNADU, Coordinamento Nazionale per l’Abolizione del Denaro Debito e dell’Usura bancaria. Il CNADU deve essere il punto di incontro e coordinamento di tutti coloro - singoli individui, gruppi, associazioni, movimenti - che, indipendentemente dal proprio orientamento ideologico e confessionale, condividono l’assoluta necessità di abolire al più presto il denaro-debito.
È giunto cioè il momento che la società civile si svegli dal torpore indotto dalla perdita di fiducia nella politica e ritorni, al di là di ogni logica divisoria partitica, ad essere protagonista. La posto in gioco è infatti molto alta: si tratta di scegliere tra l’ipocrisia di una falsa democrazia partitocratica e la possibilità di incidere direttamente sulla propria vita, tra la schiavitù del denaro-debito e la libertà di essere uomini in grado di autodeterminarsi, in una parola tra la barbarie e la civiltà.
Chiediamo pertanto a tutti i cittadini di contribuire entusiasti e convinti alla costituzione dell’CNADU, apportando ciascuno il supporto che è in grado di offrire.

Per ulteriori informazioni, contatti e chiarimenti inviare un’email a comadu17@gmail.com

sabato 2 marzo 2019

mercoledì 30 gennaio 2019

DISTRIBUTISMO: LA RESILIENZA DEL SENSO COMUNE


"L'uomo comune. Un elogio del buon senso e della tradizione". E' questo il titolo di un libro che G.K.Chesterton scrisse nel 1910 e che risulta oggi quanto mai di estrema attualità.
Condensare le 360 pagine di saggezza del volume è impresa quanto mai improba, per cui mi limiterò solo ad alcuni brevi accenni, rimandando chi fosse interessato alla lettura integrale dell'opera.
Attraverso una serie di paradossi, Chesterton ci aiuta infatti a capire alcuni aspetti importanti della nostra vita, su cui certamente non riflettiamo abbastanza.
Per prima cosa la libertà. Tanto più viene sventolata e brandita come arma politica, sostiene Chesterton, tanto meno essa si realizza nei fatti. In nome della libertà politica infatti si è realizzato nel corso dei secoli un regime - quello partitocratico- che nei fatti ha progressivamente sottratto ai cittadini la libertà vera, quella cioè di avere un ruolo determinante nel decidere le questioni concrete della propria vita socio-lavorativa: con l'abolizione delle corporazioni di arti e mestieri e l'avvento del regime partitocratico si è così passati da una partecipazione reale e tangibile, basata sulle competenze ed i meriti effettivi, ad una delega del potere decisionale a persone per lo più incompetenti, mediamente incapaci, quasi sempre sconosciute e lontane e per questo più facilmente esposte alla corruzione ed al clientelismo, perenni tentazioni dell'animo umano ed inesorabile esito di ogni apparato burocratico.
Allo stesso modo è stato esteso a dismisura l'ambito di alcune libertà economiche per così dire secondarie (deregolamentazione, delocalizzazione, libero movimento dei capitali) ma si sono incredibilmente ristrette le libertà economiche essenziali e basilari: il diritto ad avere un lavoro, una casa, ad essere proprietari dei mezzi di produzione.
Si sono estese a dismisura le libertà in ambito sessuale-relazionale (rapporti e convivenze pre-matrimoniali, divorzio, ai tempi di Chesterton; matrimonio omosessuale, teoria gender, aborto, famiglie arcobaleno oggi) ma si è paradossalmente ristretta la possibilità di avere una famiglia solida e salda od addirittura la libertà di poter mettere insieme una famiglia ed avere dei figli, a causa delle ristrettezze economiche.
Stesso fenomeno dal punto di vista finanziario: anche qui la libertà si è concretamente sostanziata nella licenza da parte di un'esigua minoranza - il sistema bancario - di creare dal nulla la moneta ed imporla poi come debito al resto dell'umanità, con tutte le catastrofiche conseguenze del caso.
Tutto ciò - e molto altro su questa linea - è avvenuto, sostiene Chesterton, perchè ad un certo punto il mondo occidentale ha deciso di mettere tra parentesi quello che per secoli era stato il suo centro: l'uomo comune, con il suo appassionato, connaturato ed inconsapevole amore per il senso comune.
Oltre ad essere scrittore, poeta,  giornalista e filosofo, Chesterton fu anche politico e fu tra i principali fondatori del  distributismo, insieme ad Hillaire Belloc e Padre McNabb.

Il Movimento Distributista Italiano intende riprende il grande insegnamento del distributismo e riproporne i contenuti principali nel panorama politico contemporaneo, nella consapevolezza che è ora di restituire all'uomo comune il ruolo che gli spetta nella storia.

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giovedì 24 gennaio 2019

IL FALSO DILEMMA TRA PUBBLICO E PRIVATO



In tutto le discussioni di natura economico-politica e sociale relative ai possibili assetti di gestione dei più importanti comparti dell'attività umana (sanità, educazione, università, industria, edilizia, trasporti, solo per citarne alcuni) il dibattito rimane ingabbiato dentro un recinto mentale all'interno del quale esistono due uniche polarità: da una una parte i privati, il cui fine prevalentemente sembra essere il profitto personale ma in grado forse di offrire più efficienza, dall'altra lo Stato, in grado di evitare gli abusi speculativi ma non quelli legati ad una burocrazia lenta, inefficiente e corrotta.
Questa netta polarità non considera nell'equazione una terza componente, in grado di risolvere di fatto l'intera problematica: un privato cioè non finalizzato al profitto ma alla soddisfazione di compiere con impegno e buoni risultati il proprio mestiere, un privato che mette cioè la passione di fare bene il proprio lavoro prima del desiderio di guadagno.
Non si tratta di astratta utopia ma di tenace adesione al reale. Tale privato infatti oggi esiste già ed è rappresentato dalla stragrande maggioranza dei lavoratori, i quali però, essendo per lo più in una condizione di "dipendenza" rispetto al ristretto numero di proprietari, siano questi proprietari lo Stato od i pochi capitalisti, di fatto sono messi nella condizione di contare poco o nulla nelle decisioni importanti e significative che riguardano l'organizzazione e le varie fasi e componenti dell'attività lavorativa.
In questo modo la diatriba tra pubblico e privato, privata di questa componente fondamentale, non potrà altro che esitare in sterili ed improduttivi compromessi tra due grandi macchine, quella del grande Stato e del grande capitale, perpetuando quella netta separazione tra capitale e lavoro che è alla base dell'attuale finanziarizzazione di ogni attività umana e del pressochè totale svilimento del ruolo reale del lavoro rispetto al capitale, con tutte le nefaste conseguenze che abbiamo sotto gli occhi.
La vera alternativa quindi non è quella tra pubblico e privato ma tra un privato di lavoratori-proprietari, uomini liberi di sviluppare tutte le loro risorse lavorative, e l'asservimento attuale di cittadini-dipendenti, privi di ogni proprietà dei mezzi di produzione e totalmente passivi di fronte al grande Stato ed alla grande finanza.

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domenica 6 gennaio 2019

IL MOVIMENTO DISTRIBUTISTA ITALIANO E LA MAGGIORANZA SILENZIOSA



I recenti sondaggi indicano che, malgrado tutte le agenzie mass-mediatiche siano accodate al pensiero unico mondialista e massonico, quasi un terzo degli italiani (il 35%) si schiera compatto per quel partito che sostiene, anche se in maniera parziale ed insufficiente, la lotta all’immigrazione selvaggia, la priorità della politica sulla finanza e della famiglia naturale sugli esperimenti morali di vario ordine e grado, cioè una visione opposta a quella dell’establishment dominante.
In Francia un’intera nazione si sta rivoltando contro l’ennesima marionetta dei poteri forti, rotschildiani in questo caso, chiedendo cambiamenti radicali e strutturali e non di facciata.
È questo il segno, inequivocabile, della resilienza del senso comune nel cuore degli uomini e che ciò che è mancato negli anni passati non è stata la disponibilità dei popoli ad orientarsi nella giusta direzione ma una proposta politica semplice e chiara in grado di dar voce nell’arena politica al senso comune.
In questo senso l’obiettivo del Movimento Distributista Italiano per il 2019 è quello di dare una risposta alle sacrosante aspirazioni della maggioranza silenziosa ed aggregare persone e famiglie intorno ai quattro punti non negoziabili del distributismo, per incominciare fin da ora ad incidere in maniera significativa sul reale con iniziative locali, nazionali ed internazionali, in vista di un cambiamento politico più generale.
I quattro punti sono:
- centralità anche e soprattutto economico-sociale della famiglia 
- superamento di capitalismo e social-comunismo e tutti i loro ibridi derivati (keynesisno) per puntare all’unione tra capitale e lavoro ed alla massima possibile diffusione della proprietà produttiva 
- superamento della partitocrazia e restituzione dei poteri reali alla gente, aggregata per comparti socio-lavorativi reali
- superamento del denaro-debito bancario ed emissione di una moneta libera da debito ed al servizio dell’economia reale.

Siamo assolutamente convinti che, una volta adeguatamente comunicati, questi quattro punti, essendo radicati sul senso comune piuttosto che su una sterile ideologia, siano in grado di raccogliere il consenso della maggioranza del popolo italiano. Quello di cui abbiamo bisogno infatti non è dell’ennesimo duce o ducetto, di un un uomo “forte” che sia  in grado di trascinare dietro di sè le masse informi ma di idee e principi forti, in quanto aderenti al reale, in grado di trasformare le masse informi in corpi socio-lavorativi coesi ed organizzati, consapevoli dei propri diritti.  Vi chiediamo pertanto di unirvi a noi in questo sforzo divulgativo, nel modo che ritenete più opportuno.
Tre sono le possibilità:
- diventare membri attivi del Movimento Distributista Italiano, formando un gruppo nella vostra zona o partecipando singolarmente alla nostra rete
- iscriversi al Movimento Distributista Italiano, senza assumere un ruolo attivo ma contribuendo al suo successo aumentandone la rappresentatività.
- fare una donazione singola e ripetuta al Movimento Distributista Italiano, in base alle proprie disponibilità.


All’inizio di questo nuovo anno è giunta più che mai ora di passare dalla protesta alla proposta, di imbracciare le armi del senso comune per operare un radicale ritorno al reale e mettere fine all’ingiusto prevalere della finanza apolide internazionale sulle nostre vite, è ora quindi di appoggiare in maniera ferma e risoluta l’azione del Movimento Distributista Italiano, per operare quel cambiamento in meglio che dipende solo dalla nostra disponibilità ad agire.


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